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  • Dichiarazione nascita

Riconoscimento di figlio naturale

Cos'è
Il riconoscimento trasforma un fatto puramente naturale, come la procreazione, in una fonte di rapporti giuridici, e trasforma i genitori in padre e madre.
Il rapporto che intercorre fra i figli nati fuori dal matrimonio e i loro genitori, infatti, non sorge automaticamente al momento della nascita, ma è l'effetto di un atto, compiuto da uno o da entrambi i genitori, che si chiama riconoscimento e che può essere effettuato prima, al momento o dopo la nascita. In mancanza di riconoscimento di almeno un genitore, il figlio viene indicato allo Stato Civile come figlio di genitori ignoti.

Dove
Presso l'Ufficio Stato Civile (Denunce di nascita) del Comune di Mantova
Mantova - Via Gandolfo,11 (2° piano)
Tel. 0376/338610
e-mail : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Chi – quando
Il riconoscimento di figlio naturale può essere fatto davanti all'Ufficiale di Stato Civile nei seguenti casi:

  • prima della nascita del bambino:

- dalla sola madre,
- da entrambi i genitori naturali contestualmente, oppure, in tempi diversi, prima dalla madre e poi dal padre con il consenso di quest'ultima.

  • in sede di dichiarazione di nascita del bambino:

- dalla sola madre o dal solo padre, tenendo presente che in questo caso il neonato è figlio solo del genitore che lo ha riconosciuto;
- da entrambi i genitori contestualmente: il neonato è figlio di entrambi i genitori

  • dopo la dichiarazione di nascita del bambino:

- da entrambi i genitori
- dall'altro genitore che non l'aveva riconosciuto.

Il riconoscimento non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età.

Nel caso in cui il riconoscimento dei genitori non sia contestuale, occorre il consenso del genitore che per primo ha effettuato il riconoscimento, affinchè abbia efficacia il riconoscimento successivo.

Nell'ipotesi di figlio con più di sedici anni il riconoscimento non produce effetto senza l'assenso di quest'ultimo (art. 250 c.c.).

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